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Il ritorno del falco grillaio: la sorprendente riconquista dei cieli italiani.

Il ritorno del falco grillaio: la sorprendente riconquista dei cieli italiani.

In una mattina di inizio aprile, nelle campagne coltivate può capitare di vedere una piccola sagoma sospesa in aria. Rimane immobile per pochi istanti, poi si lascia cadere con un'improvvisa accelerazione verso il terreno. Non è un gheppio, anche se gli assomiglia. È il Falco grillaio (Falco naumanni), uno dei rapaci più eleganti e affascinanti del Mediterraneo, un uccello che negli ultimi decenni ha scritto una delle più interessanti storie di rinascita della fauna italiana.

Per molti anni il grillaio è stato considerato una specie in declino. L'agricoltura intensiva, la scomparsa dei prati aridi, l'abbandono delle campagne tradizionali e il restauro degli edifici storici senza attenzione alla biodiversità avevano ridotto drasticamente le sue possibilità di sopravvivenza. Negli anni Settanta e Ottanta la specie sembrava destinata a ritirarsi sempre più verso poche roccaforti dell'Italia meridionale.

Eppure la natura, quando trova le condizioni giuste, possiede una straordinaria capacità di sorprendere.

Il grillaio è un piccolo falco lungo appena trenta centimetri e con un'apertura alare che supera di poco i settanta. Il maschio adulto è facilmente riconoscibile per il dorso color mattone, la testa grigio-azzurra e le ali appuntite che gli conferiscono un'eleganza quasi aerodinamica. La femmina, più mimetica, presenta una livrea bruna fittamente barrata, perfetta per confondersi tra i colori delle campagne.

La sua alimentazione racconta molto del suo rapporto con l'ambiente. A differenza di altri falchi, il grillaio è specializzato nella cattura di grossi insetti: cavallette, grilli, coleotteri e ortotteri costituiscono gran parte della dieta estiva. Solo occasionalmente cattura piccoli roditori, lucertole o passeriformi. È quindi una specie profondamente legata agli ecosistemi agricoli tradizionali, dove la biodiversità degli insetti rimane elevata.

Ogni anno compie una migrazione di migliaia di chilometri. Trascorre l'inverno nell'Africa subsahariana e, tra marzo e aprile, attraversa il Mediterraneo per raggiungere le aree di nidificazione europee. Il suo ritorno coincide con il risveglio delle campagne e con l'esplosione della vita dovuta all’alzarsi delle temperature.

Per secoli il grillaio è sempre vissuto accanto all'uomo. Non costruisce un nido, ma sfrutta cavità naturali nelle rocce, sottotetti, campanili, ruderi e antichi edifici rurali. Le colonie possono ospitare da poche coppie fino a centinaia di individui, creando una vivace comunità in cui il continuo richiamo degli adulti accompagna tutta la stagione riproduttiva.

In Italia il cuore storico della popolazione si trova nelle Murge pugliesi e lucane. Matera, Altamura, Gravina in Puglia e numerosi centri della Basilicata hanno ancora oggi alcune delle colonie più importanti d'Europa. Qui il grillaio è diventato un simbolo del paesaggio culturale, tanto da essere ormai parte integrante dell'identità della città dei Sassi.

Negli ultimi vent'anni, tuttavia, qualcosa è cambiato.

Le attività di conservazione, l'installazione di cassette nido, la tutela degli edifici storici e una maggiore sensibilità verso l'agricoltura estensiva hanno favorito un lento ma costante incremento della popolazione. Parallelamente, i giovani nati nelle colonie storiche hanno iniziato a esplorare nuovi territori.

Così il grillaio ha iniziato una vera e propria espansione geografica verso vecchi areali ormai abbandonati.

Sono comparse nuove colonie in aree dove la specie era assente da decenni o non aveva mai nidificato stabilmente.

Il Lazio rappresenta uno degli esempi più interessanti. Le prime osservazioni di individui estivanti risalgono ai primi anni duemila nella zona di Tarquinia e dei Monti della Tolfa. Nel 2011, l'olandese Steven Hueting, grazie alla sua grande pazienza e perseveranza, quando ormai la comunità ornitologica aveva perso le speranze, riuscì a documentare la prima nidificazione accertata nella valle del Mignone in un antico casale. La storia di questo casale è interessante: infatti i due proprietari, Bianca e Roberto, lo avevano acquistato, dopo 40 anni di abbandono, per trasformarlo in un B&B; essendo sensibili ed amanti della natura e supportati dalle convinzioni e dai consigli di Steven decisero, durante la ristrutturazione, di non chiudere i buchi delle pareti esterne che ospitavano i nidi. In onore degli antichi occupanti decisero di chiamare la loro struttura B&B Villa Naumanni. I grillai continuarono a nidificare nelle pareti e, grazie anche al posizionamento di cassette nido, oggi Villa Naumanni ospita oltre 27 coppie nidificanti ed è un’area protetta gestita da privati riconosciuta dal Progetti LIFE EPCN della Comunità Europea ed è meta di fotografi ed appassionati che hanno la certezza di osservare questi meravigliosi, piccoli rapaci in tutta tranquillità e molto da vicino. (https://villanaumanni.it/) Grazie al loro lavoro ed al tasso riproduttivo dei grillai oggi anche il centro storico della vicina Tarquinia ospita un nucleo stabile, segno di una colonizzazione in espansione.

Dal punto di vista ecologico, questa espansione, indica che esistono ancora paesaggi agricoli capaci di sostenere una specie altamente specializzata. Dove il grillaio ritorna, spesso sopravvivono mosaici di coltivi, prati permanenti, pascoli e aree incolte ricche di insetti. La sua presenza diventa quindi un indicatore di qualità ambientale.

Naturalmente la situazione è ancora fragile.

L'abbandono delle pratiche agricole tradizionali, l'uso intensivo di pesticidi, la perdita degli insetti impollinatori e le trasformazioni urbanistiche continuano a rappresentare minacce concrete. Anche il cambiamento climatico potrebbe modificare la disponibilità delle prede e alterare la sincronizzazione tra il ritorno primaverile e il picco di abbondanza degli insetti.

Eppure il grillaio continua a dimostrare una straordinaria capacità di adattamento.

Laddove trova edifici ospitali e campagne ancora vive, riesce a ricostruire colonie nel giro di pochi anni. È una specie che sembra aver compreso, prima di molte altre, come sfruttare le opportunità offerte da un paesaggio in trasformazione, purché l'uomo scelga di convivere con essa invece di escluderla. Infatti la sua espansione non si ferma e piccoli nuclei si stanno stabilizzando anche in Emilia Romagna, grazie anche al posizionamento di molte cassette nido.

Osservare un grillaio in volo significa assistere a una lezione di equilibrio. Ogni battito d'ali racconta il legame millenario tra agricoltura e biodiversità, tra architettura rurale e fauna selvatica, tra migrazione e fedeltà ai luoghi di nascita.

La sua espansione in Italia non è soltanto il successo di una specie protetta. È la dimostrazione che la conservazione può funzionare quando scienza, gestione del territorio e sensibilità delle comunità locali procedono nella stessa direzione.

Forse è proprio questa la lezione più importante che il piccolo falco africano porta con sé ogni primavera: la natura non chiede di tornare indietro nel tempo, ma semplicemente di trovare ancora uno spazio dove poter continuare a volare.

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