I Nudibranchi: gioielli viventi degli oceani
I Nudibranchi: gioielli viventi degli oceani
Il mare non rivela i suoi segreti a chi corre. Li affida a chi rallenta il respiro, controlla l'assetto e lascia che gli occhi imparino a osservare. È allora che, tra le ramificazioni di un idrozoo, sul bordo di una spugna o sopra una colonia di coralli molli, compare una creatura che sembra provenire da un altro pianeta.
È un nudibranco.
Per molti subacquei rappresenta il soggetto più ambito della fotografia macro. Per i biologi marini è uno degli esempi più straordinari di adattamento evolutivo. Piccoli, fragili e incredibilmente variopinti, i nudibranchi sembrano creature nate dalla fantasia di un artista. Eppure sono tra gli animali più straordinari dell'evoluzione marina, capaci di trasformare il veleno delle loro prede in un'arma di difesa, di respirare attraverso spettacolari ciuffi branchiali e di esibire una tavolozza di colori che non ha eguali nel mondo sottomarino.
Una vita breve ma intensa
La maggior parte dei nudibranchi vive meno di un anno.
Sono ermafroditi simultanei, cioè ogni individuo possiede organi riproduttivi maschili e femminili, ma durante l'accoppiamento entrambi gli animali si fecondano reciprocamente.
Le uova vengono deposte in spettacolari nastri spiralati o rosette gelatinose, spesso colorate quanto gli adulti. Da esse nasceranno larve planctoniche che affideranno alle correnti il compito di disperderle verso nuovi habitat.
È una strategia che permette alla specie di colonizzare ambienti molto distanti, contribuendo alla straordinaria diffusione dei nudibranchi negli oceani del mondo.
Dove il colore diventa un linguaggio
Nel mondo terrestre i colori sgargianti sono spesso associati ai fiori. Negli oceani, invece, appartengono ai nudibranchi.
Questi molluschi marini hanno perso, milioni di anni fa, il guscio protettivo tipico delle lumache. Una scelta evolutiva apparentemente azzardata che li ha costretti a inventare nuovi sistemi di difesa. La risposta della natura è stata sorprendente. Molte specie hanno trasformato il proprio corpo in un laboratorio chimico capace di produrre sostanze tossiche. Altre hanno scelto una strategia ancora più sofisticata: rubare le armi alle proprie prede. Nutrendosi di spugne, ascidie, briozoi e idrozoi, alcuni nudibranchi accumulano nei tessuti le molecole tossiche senza subirne gli effetti. Gli Eolidi compiono addirittura un'impresa che sembra impossibile: conservano intatte le cellule urticanti degli anemoni e le immagazzinano nelle estremità dei loro cerata, trasformandole in una difesa personale. Questa strategia è chiamata cleptocnidismo. È come se un animale riuscisse a impadronirsi del veleno di un cobra e a utilizzarlo contro i propri predatori; questa strategia evolutiva non è l’unica in natura, un altro esempio è quello della Rane freccia tropicali che nutrendosi di insetti velenosi immagazzinano nella loro cute le tossine di questi, diventando esse stesse velenose per un qualsiasi predatore.
Capolavori dell'evoluzione
Con oltre 3.000 specie descritte e nuove scoperte ogni anno, i nudibranchi costituiscono uno dei gruppi più ricchi e affascinanti dei molluschi marini. Vivono praticamente ovunque. Dalle fredde acque dell'Artico ai reef dell'Indonesia, dalle foreste di kelp australiane ai fondali del Mediterraneo, ogni ecosistema ospita specie adattate al proprio ambiente. Alcuni imitano perfettamente il colore della spugna di cui si nutrono. Altri sembrano petali mossi dalla corrente. Altri ancora ricordano piccoli draghi ricoperti di piume. Ogni forma racconta milioni di anni di selezione naturale.
I predatori invisibili del reef
Non bisogna lasciarsi ingannare dalla loro lentezza. I nudibranchi sono cacciatori estremamente efficienti. La loro arma principale è la radula, una sorta di lingua ricoperta da migliaia di microscopici denti chitinosi che raschiano letteralmente il cibo dal substrato. Molte specie sono così specializzate da nutrirsi esclusivamente di un unico organismo. Questo rapporto strettissimo li rende preziosi indicatori biologici. La presenza di un particolare nudibranco racconta immediatamente quale comunità bentonica sia presente e quanto quell'ecosistema sia in salute. Per i ricercatori sono vere e proprie sentinelle della biodiversità marina.
Un tesoro per la medicina
Dietro l'apparente fragilità si nasconde una chimica straordinaria. Le sostanze prodotte o accumulate dai nudibranchi sono oggi oggetto di studi in farmacologia per il loro potenziale antibatterico, antivirale, antinfiammatorio e antitumorale. Molte molecole isolate da questi piccoli molluschi hanno già aperto nuove strade nella ricerca biomedica. Ancora una volta il mare dimostra che la biodiversità non rappresenta soltanto un patrimonio naturale, ma anche una risorsa scientifica di valore incalcolabile.
L'incontro
Per il fotografo subacqueo il primo nudibranco non si dimentica mai. Non compare all'improvviso come uno squalo. Non attraversa la scena con l'eleganza di una manta.
È già lì. Immobile. Silenzioso. Aspetta soltanto che qualcuno impari a guardarlo.
L'immersione cambia completamente ritmo. Il grandangolo lascia spazio alla macro. Ogni movimento diventa più lento, ogni pinneggiata più controllata. Ci si avvicina di pochi centimetri, si regola la posizione dei flashes, si cerca il fuoco perfetto sui rinofori, si aspetta che i cerata si dispongano armoniosamente nella corrente.
Il paradiso della macrofotografia
Chi fotografa nudibranchi scopre presto che non esistono due soggetti identici. Ogni specie presenta strutture differenti. I rinofori possono essere lisci, lamellari o piumati. Le branchie assumono forme circolari, ramificate o a ventaglio. I cerata riflettono la luce in modo diverso a seconda dell'angolo d'illuminazione. Questa incredibile varietà rende ogni incontro unico. Per ottenere immagini di qualità servono soprattutto pazienza, controllo dell'assetto e rispetto dell'animale.
Mai spostare il soggetto. Mai rimuovere il substrato. Mai sacrificare il benessere dell'animale per una fotografia. Le immagini più belle sono quasi sempre quelle ottenute lasciando che sia il nudibranco a raccontare il proprio ambiente.
Dove cercarli
I migliori luoghi del pianeta per osservare e fotografare i nudibranchi coincidono con gli hotspot mondiali della biodiversità marina.
Indonesia, in particolare lo Stretto di Lembeh, Raja Ampat, Ambon e Bali che è considerata la capitale mondiale della macro subacquea.
Le Filippine, con Anilao, Dauin e Puerto Galera, offrono una concentrazione impressionante di specie.
In Malesia, Sipadan e Mabul combinano grandi pelagici e straordinaria fotografia macro.
Anche il Giappone, soprattutto Hachijō-jima e la penisola di Izu, ospita specie endemiche ricercate dai fotografi di tutto il mondo.
Anche il nostro Mediterraneo custodisce autentici gioielli come Flabellina affinis, Cratena peregrina, Felimare picta e Peltodoris atromaculata, facilmente osservabili durante gran parte dell'anno.
Quale futuro?
I nudibranchi sono tra gli organismi che più rapidamente risentono dei cambiamenti ambientali. L'aumento della temperatura degli oceani, l'acidificazione delle acque e la perdita degli habitat costieri stanno modificando la distribuzione di numerose specie. Alcune stanno espandendo il proprio areale. Altre stanno scomparendo da zone in cui erano comuni fino a pochi decenni fa. Monitorare queste minuscole creature significa comprendere, quasi in tempo reale, come sta cambiando il mare.
Oltre la fotografia
Esiste un momento, durante ogni immersione dedicata ai nudibranchi, in cui la macchina fotografica smette di essere protagonista. Accade quando ci si rende conto che davanti all'obiettivo non c'è soltanto un animale dai colori straordinari, ma il risultato di milioni di anni di evoluzione. Un organismo capace di trasformare il veleno in difesa, la fragilità in strategia, la lentezza in perfezione. I nudibranchi ci ricordano che la grandezza della natura non dipende dalle dimensioni. Possono essere lunghi meno di un centimetro ma raccontare una delle storie più straordinarie dell'intero pianeta.
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